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FAQ - Fatturazione Elettronica

FAQ - Fatturazione Elettronica - Gruppo DR

FAQ 

Fatture cartacce datate 31 dicembre 2018:

Una delle domande più ricorrenti è la seguente:

Posso generare fatture datate 31 dicembre 2018 e spedirle dopo San Silvestro senza doverle
 necessariamente emettere nella nuova modalità elettronica obbligatoria per le fatture emesse dal 1° gennaio
2019?

La questione riguarda tanto il fornitore quanto (nel B2B) il suo cliente (può ancora accettare, a inizio 2019,
 l'arrivo delle suddette fatture analogiche?).
Il tema è stato affrontato in una delle faq pubblicate sul sito dell'Agenzia delle Entrate a fine novembre e il
dubbio nasce dall'assunto che la fattura si considera emessa quando trasmessa. Assunto (quello del
 riallineamento del concetto di emissione con quello di trasmissione) rafforzato dalle novità introdotte
dall'articolo 11, D.L. 119/2018 convertito con L. 136/2018.
Si riporta di seguito il testo della FAQ citata:
Faq pubblicata sul sito dell'Agenzia delle entrate il 27 novembre 2018:
Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico,
ma cartacee oppure via email?

L'obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all'articolo 1, comma 916, Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017),
per le fatture emesse a partire dal 1 0 gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l'obbligo è legato
all'effettiva emissione della fattura. Nel caso rappresentato, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la
data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente
nel 2019, la stessa non sarà soggetta all'obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente
dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere
emessa in via elettronica.

Come dobbiamo trattate le Note di accredito e addebito emesse dal fornitore?
Anche le note di accredito e di addebito seguono i nuovi obblighi di fatturazione elettronica Xml: lo
stabilisce il provvedimento del 30 aprile 2018 dell'Agenzia delle entrate.
Si ricorda che, per l'effetto dell'articolo 21 -bis del D.P.R. 633/1972, la nota di variazione ex articolo 26,
D.P.R. 633/1972 (tipo documento TD04, TD05 o TD08) deve riportare anche i riferimenti della fattura
originaria rettificata/variata.
A tal riguardo si segnala la presenza di appositi campi previsti del tracciato laddove si usi il tracciato delle
fatture semplificate (blocco <DatiFatturaRettificata>). Per quanto riguarda il trattamento dell'operazione non
vi sono novità e sono pertanto valide le regole consuete dell'articolo 26, D.P.R. 633/1972.

Come dobbiamo trattare le note di addebito emesse dal cliente?
Le note di addebito emesse dal cliente, invece, secondo quanto indicato nel citato provvedimento
dell'Agenzia delle entrate non vanno gestite tramite il SdI.
Tecnicamente (dal punto di vista fiscale) la precisazione non si discute giacché il cliente non può decidere di
"rettificare" (con valenza Iva) l'operazione fatturata dal fornitore (l'articolo 26 non contempla infatti tale
ipotesi).
Nella pratica tuttavia le note di addebito emesse dai clienti sono frequenti ma riguardano operazioni
irrilevanti ai fini Iva (fuori campo Iva o escluse articolo 15, comma 2) D.P.R. 633/1972) come nel caso di
addebiti per risarcimento danni o penalità.
In linea di principio tali documenti andrebbero quindi gestiti senza passare per l'Xml/SdI tuttavia, come
conferma una recente faq che riguarda operazioni non soggette a obbligo di fatturazione (il caso è quello
della cessione di libri in regime monofasico), il SdI accetta anche fatture/note di addebito Fci (natura N2).

Come dobbiamo trattare lo Scarto e ri-emissione fatture?
La fattura scartata dal SdI si considera non emessa.
Il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 e la circolare n. 13/E/2018 consentono al
contribuente di operare con la massima flessibilità. Entro 5 giorni dallo scarto sono altresì escluse sanzioni
per tardività.
Le soluzioni sono le seguenti: 

1) Il contribuente non ha problemi di consequenzialità del protocollo (ad esempio non ha
 emesso nuove fatture) e pertanto può riutilizzare, per la nuova trasmissione della 
fattura corretta, gli stessi estremi (protocollo e data) di quella scartata (non emessa)
;

2) Il contribuente non riesce (dal punto di vista informatico) a riutilizzare gli stessi
 estremi della fattura scartata; in tal caso nel registro delle fatture attive rimane 
l'annotazione dell'originaria fattura scartata (con il relativo numero e protocollo). e va
 annotata (come precisato dal provvedimento) una variazione a solo uso interno (con
 propria data, numero e protocollo) da non trasmettere però al SdI (si ricorda che la
 fattura originaria in quanto scartata non è stata recapitata al cliente).
Consequenzialmente (meglio se effettuata nello stesso giorno in modo che storno e ri-
emissione compensino i progressivi) la fattura corretta va trasmessa a mezzo SdI con
nuovo numero, protocollo e data sequenziali


3) Un'ultima variante (per chi preferisce) è quella di procedere come nella soluzione 2, 
ma adottando, nella ri-emissione, numerazione e registrazione in un sezionale.
Esempio: fattura 50 del 1° febbraio 2019 scartata, ad esempio, con notifica di scarto
del 3 febbraio 2019; nuova emissione n. 50/R dell'8 febbraio 2019.

Circolare n.2/2019 del 3 gennaio 2019 - chiarimenti pubblicati sul sito Agenzia Entrate.
Nel corso del mese di novembre l'Agenzia delle entrate ha fornito una serie di chiarimenti pubblicati sul sito dell'Agenzia stessa nella forma delle faq. Si riporta, di seguito, una sintesi di quelle ritenute di maggiore interesse.

Come trattiamo il numero e la data dichiarazione d’intento ricevuta nella FE?
Può essere utilizzato uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti, ad esempio nel campo "Causale".

Come trattiamo le operazioni fuori campo
(ad esempio regime monofasico
editoria — articolo 74)?
L'emissione della fattura non è obbligatoria; è tuttavia confermata la
possibilità di emetterla utilizzando la natura "N2"

Come trattiamo una fattura emessa verso una partita Iva inesistente o cessata?
Nel primo caso (partita Iva inesistente all'Anagrafe tributaria) la fattura viene scartata e quindi si considera non emessa.Nel secondo (partita Iva cessata) la fattura si considera correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l'Agenzia delle entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell'operazione.

Come trattiamo moduli polivalenti ricevute/fatture fiscali dal 2019? )ad esempio ristoranti, artigiani che prestano servizio in locali aperti al pubblico o presso privati? 
Per effetto del D.P.R. 696/1996 l'emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino può sempre essere sostituita dall'emissione della fattura;
conseguentemente non è obbligatorio l'uso degli stampati fiscali ex D.M. 28 gennaio 1983.

Nel caso di emissione della fattura questa dovrà avvenire invece esclusivamente in modalità elettronica (non potrà essere utilizzato in sostanza il
bollettario polivalente).
I predetti stampati fiscali potranno essere eventualmente utilizzati solo dagli
operatori esonerati dall'obbligo di fatturazione elettronica ai sensi dell'articolo 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015.

È obbligatorio dotarsi di
registri sezionali per la
r egistrazione delle 
fatture?
In linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti
non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e
della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di
modalità di conservazione sia elettroniche - obbligatorie per le fatture elettroniche ai
sensi dell'articolo 39, D.P.R. 633/1972 — sia analogiche.
Inoltre, la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche può, come già
chiarito dalla risoluzione n. 1/E/2013, proseguire ininterrottamente, a condizione che
sia garantita l'identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura
analogica o elettronica. Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono
succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza
necessità di ricorrere a separati registri sezionali, fermo restando il rispetto del sopra
richiamato articolo 39, D.P.R. 633/1972.

La conservazione sostituiva a norma è obbligatoria solo per le elettroniche.

Come gestiamo le fatture per passaggi
 interni contabilità 
separate?
È confermato che vanno gestite in modalità elettronica tramite SdI

Come gestisco Autofatture per omaggi
o autoconsumi?
È confermato che vanno gestite in modalità elettronica tramite SdI.

Come tratto Acquisti in reverse charge?
È confermato che quelli intracomunitari (di beni e servizi) passano per l'esterometro
 (documento riepilogativo delle operazioni di acquisti e vendite con soggetti
intracomunitari e extracomunitari che sarà oggetto di prossima circolare dello
Studio) (idem per le autofattura ex articolo 17, comma 2, D.P.R. 633/1972 per gli
acquisti da extra UE).
Per gli acquisti interni per i quali l'operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica
riportante la natura "N6" in quanto l'operazione è effettuata in regime di inversione
contabile, ai sensi dell'articolo 17, D.P.R. 633/1972, l'adempimento contabile
previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una "integrazione" della
fattura ricevuta con l'aliquota e l'imposta dovuta e la conseguente registrazione della
stessa ai sensi degli articoli 23 e 25, D.P.R. 633/1972. Al fine di rispettare il dettato
normativo, l'Agenzia delle entrate ha già chiarito con la circolare n. 13/E/2018 che
una modalità alternativa all'integrazione della fattura possa essere la predisposizione
di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i
dati necessari per l'integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia
che tale documento — che per consuetudine viene chiamato "autofattura" poiché
contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l'identificativo Iva dell'operatore
che effettua l'integrazione sia nel campo del cedente/prestatore sia in quello del cessionario/committente - può essere inviato al SdI.

 FAQ pubblicate il 21 dicembre 2018  

FAQ n. 1 
Voglio usare la mia PEC per inviare le mie fatture elettroniche ai miei clienti: come devo procedere? Quale indirizzo email devo inserire quando compilo la PEC, quello del cliente o quello del Sistema di Interscambio? 
Per inviare la fattura elettronica ai propri clienti occorre sempre trasmettere il file (XML) della fattura (predisposto con uno dei programmi gratuiti offerti dall’Agenzia delle entrate o con un software di mercato) al Sistema di Interscambio che, esattamente come un postino, provvederà a consegnare in modo sicuro il file della fattura all’indirizzo telematico che il cliente (partita IVA) avrà comunicato. La fattura elettronica che viene inviata direttamente alla casella PEC del cliente, non passando per il SdI, si ha per non emessa. 
Se si usa la PEC per inviare il file della fattura elettronica al SdI, si dovrà: 
1. predisporre il messaggio di PEC 
2. inserire il file XML della fattura elettronica come allegato del messaggio di PEC 
3. inserire e inviare, la prima volta, il messaggio di PEC all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it.

Una volta ricevuta la PEC, il SdI comunicherà – con apposito messaggio inviato allo stesso indirizzo PEC da cui ha ricevuta la email – un nuovo indirizzo PEC-SdI a cui inviare le successive PEC contenenti le altre fatture elettroniche. 

FAQ n. 2 
Sono un soggetto che svolge commercio al dettaglio e c dal 1° gennaio 2019 dovrò emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti che mi richiederanno fattura in luogo della ricevuta o dello scontrino fiscale. Poiché è previsto che per i primi sei mesi del 2019 posso trasmettere la fattura elettronica al Sistema di Interscambio entro il termine della liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione, chiedo se devo rilasciare un documento al cliente al momento di effettuazione dell’operazione oppure no e, se si, che tipo di documento? Una fattura “proforma” potrebbe andar bene? 
L’attività degli esercenti commercio al dettaglio, rientra tra quelle disciplinate dall’articolo 22 del d.P.R. n. 633/1972. Tale disposizione stabilisce che «L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: […]». 
In assenza di fattura, i corrispettivi devono essere certificati «mediante il rilascio della ricevuta fiscale di cui all'articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 249, ovvero dello scontrino fiscale di cui alla legge 26 gennaio 1983, n. 18, con l'osservanza delle relative discipline» (come stabilito dalla legge n. 413/1991). 
Tanto premesso, qualora il cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, chieda l’emissione della fattura, l’esercente potrà alternativamente: 
a) in caso di fattura differita, emettere una ricevuta fiscale o uno scontrino fiscale - ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 696/1996 - da utilizzare come documenti idonei (documento equipollente al DDT) per l’emissione di una “fattura differita” ai sensi dell'articolo 21, comma 4, terzo periodo, lettera a), del d.P.R. n. 633/1972. In tal caso, come già previsto con la circolare n. 249/E del 11 ottobre 1996, l’ammontare dei corrispettivi certificati da ricevuta/scontrino fiscale e oggetto di fatturazione differita va scorporato dal totale giornaliero dei corrispettivi. 
b) in caso di fattura immediata, trasmettere al SdI entro i termini della liquidazione periodica, la fattura recante l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione e rilasciare al cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, apposita quietanza (ex art. 1199 del codice civile) che assume rilevanza solo commerciale e non fiscale. In luogo della quietanza può essere rilasciata alla parte una stampa della fattura ovvero dalla ricevuta del POS, in caso di pagamento elettronico. Resta ferma la possibilità di rilascio dallo scontrino/ricevuta fiscale (ovvero dal c.d. “documento commerciale” nel caso l’esercente effettui la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi mediante registratore telematico ai sensi dell’art. 2 del d.Lgs. n. 127/15). In tale ultimo caso, come già detto, l’ammontare dei corrispettivi oggetto di fatturazione andrà scorporato dal totale dei corrispettivi giornalieri.

L’emissione di una quietanza sarà valida anche nelle operazioni tra un fornitore che, non effettuando operazioni rientranti tra quelle dell’art. 22 del d.P.R. n. 633/72, è obbligato ad emettere solo fatture e un altro operatore IVA. 
Si ricorda che, qualora il cliente sia un consumatore finale (operazione B2C), l’esercente dovrà comunque mettere a disposizione della controparte, al momento dell’emissione della fattura elettronica, una copia analogica o elettronica della fattura, salvo che il cliente non vi rinunci. 
Si precisa che ai fini del controllo documentale di cui all’articolo 36 ter del D.P.R. n. 600 andrà fatto riferimento ai contenuti della copia analogica della fattura elettronica rilasciata al consumatore finale. In caso di discordanza nei contenuti fra fattura elettronica e copia cartacea della stessa, salvo prova contraria, sono validi quelli della fattura digitale. 
Quando le fatture elettroniche sono precedute dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale (o, nel caso di trasmissione telematica dei corrispettivi, da un “documento commerciale”), nella fattura vanno riportati gli estremi identificativi dello scontrino/ricevuta; in particolare, il blocco informativo “AltriDatiGestionali” va compilato riportando: 
- nel campo “TipoDato” le parole “NUMERO SCONTRINO” (oppure “NUMERO RICEVUTA” oppure “NUMERO DOC. COMMERCIALE”); 
- nel campo “RiferimentoTesto” l’identificativo alfanumerico dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale); 
- nel campo “RiferimentoNumero” il numero progressivo dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale); 
- nel campo “RiferimentoData” la data dello scontrino.


FAQ n. 3 
Le fatture verso clienti business o consumatori finali residenti a Livigno e a Campione d’Italia devono essere fatture elettroniche, rispettando le disposizioni dell’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 e quindi devono essere inviate via SdI? 
Ai sensi dell’art. 7 del d.P.R. n. 633/1972, Livigno e Campione d’Italia non rientrano nel territorio dello Stato italiano. Conseguentemente, le operazioni svolte con soggetti residenti e stabiliti in tali comuni si considerano operazioni transfrontaliere e rientrano tra quelle per le quali va trasmessa la comunicazione dei dati delle fatture transfrontaliere (c.d. “esterometro”, disciplinato dall’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15). 
Tuttavia, poiché i soggetti residenti a Livigno e Campione d’Italia sono identificati con un codice fiscale, per le operazioni in argomento l’operatore IVA residente o stabilito in Italia potrà predisporre e inviare la fattura elettronica al SdI valorizzando il campo del codice destinatario con il valore convenzionale “0000000” e fornire una copia (elettronica o analogica) al cliente di Livigno o di Campione d’Italia: in tal modo non sarà più necessario inviare i dati di tali fatture con il c.d. “esterometro” 

FAQ n. 4 
L’art. 34, comma 7, del d.P.R. n. 633/1972 dispone che: “I passaggi dei prodotti di cui al comma 1 agli enti, alle cooperative o agli altri organismi associativi indicati al comma 2, lettera c), ai fini della vendita, anche previa manipolazione o trasformazione, si considerano effettuati all'atto del versamento del prezzo ai produttori agricoli soci o associati. L'obbligo di emissione della fattura può essere adempiuto dagli enti stessi per conto dei produttori agricoli conferenti; in tal caso a questi è consegnato un esemplare della fattura ai fini dei successivi adempimenti prescritti nel presente titolo”. 
In caso di emissione della fattura elettronica ai sensi del citato art. 34, comma 7, del d.P.R. n. 633/1972, si chiede di conoscere come debba comportarsi una società cooperativa agricola di conferimento per conto del socio ai fini del rispetto della emissione e della progressività della fattura prevista dall’art. 21 del d.P.R. n. 633/72, 
Inoltre, essendo le cooperative agricole - che emettono la fattura per conto dei soci - i destinatari della fattura elettronica, si chiede di sapere in che modo il cedente (socio) possa ricevere la fattura, e se la cooperativa emittente debba comunque inviargliela con modalità differenti dal processo SdI. 
Circa il primo quesito, si ritiene che, la società cooperativa agricola di conferimento può emettere la fattura per ogni singolo socio utilizzando una distinta numerazione per ciascun conferente (es. 1/Cop__, 2/Cop__, ecc). In tal modo, le fatture emesse dalla cooperativa per conto del socio risulteranno progressive con riferimento al singolo socio, e saranno distinte da tutte le altre fatture emesse dal socio stesso ad altri clienti, che seguiranno una numerazione progressiva diversa (ad esempio per gli altri clienti il socio numererà le fatture con 1, 2, 3, ecc.). 
Si ricorda che nel caso di emissione della fattura da parte del cessionario/committente (nel caso di specie, la società cooperativa) per conto del socio occorre valorizzare i blocchi “Terzo intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”, inserendo i dati della cooperativa e indicando che l’emittente è il “Cessionario/committente” (punto 2.2.8 dell’allegato “A” al provvedimento 30 aprile 2018).
In merito al secondo quesito, nel predisporre la fattura elettronica la cooperativa può inserire il proprio indirizzo telematico (per esempio il proprio indirizzo PEC o il proprio codice destinatario) come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli (tramite email o altro strumento ritenuto utile) duplicato del file XML della fattura elettronica o copia in formato PDF della fattura (eventualmente con la relativa ricevuta di avvenuta consegna pervenuta dal SdI), ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. 

FAQ n. 5 
Si chiede di sapere se la modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche sia esclusivamente quella stabilita dall’art. 6 del DM 17 giugno 2014 ovvero sia possibile continuare ad assolvere tale imposta ancora in modalità virtuale ai sensi dell’articolo 15 del d.P.R. 642/1972. 
Primariamente si ricorda che, nel caso di assoggettamento ad imposta di bollo, occorrerà valorizzare il blocco “DatiBollo” con l’importo dell’imposta.
Si ricorda, poi, che l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche si assolve esclusivamente con la modalità disciplinata dall’articolo 6 del DM 17 giugno 2014 (unica soluzione con modello F24). 
I soggetti autorizzati al pagamento del bollo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del d.P.R. n. 642/1972, che emettono esclusivamente fatture elettroniche, possono rinunziare all’autorizzazione nelle modalità previste dall’articolo 15, comma 10, del citato d.P.R. 642/1972. 

FAQ n. 6 
Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere come indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta. 
La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini IVA, il numero della lettera d’intento. Tale ’informazione può essere inserita utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti, come ad esempio il campo “Causale”, ovvero a livello di singola linea fattura, il blocco “Altri dati gestionali”. 
Se si utilizza una delle procedure gratuite (procedura web, App o stand alone) messe a disposizione dall’Agenzia delle entrate, il campo “Causale” è selezionabile (e quindi valorizzabile) nel menù “Altri dati” della sezione “Dati della fattura”, mentre il blocco “Altri dati gestionali” è selezionabile (e quindi valorizzabile) nella sezione “Beni e servizi” .

FAQ n. 7 
Come si espone in fattura il contributo ENASARCO dell’agente di commercio e dei rappresentanti? 
Il contributo ENASARCO non è un tipico contributo destinato ad una “Cassa previdenziale” (che usualmente concorre alla determinazione dell’imponibile cui applicare l’IVA), ma la sua gestione è similare a quella di una “ritenuta”. Attualmente, per poter rappresentare nella fattura elettronica il contributo ENASARCO è possibile utilizzare il blocco “AltriDatiGestionali” con il seguente dettaglio: 
 2.2.1.16.1 <TipoDato> = CASSA-PREV 
 2.2.1.16.2 <RiferimentoTesto> ENASARCO (o eventuale altra cassa analoga) e il relativo codice TC07 presente nelle specifiche tecniche al provvedimento del 30.04.18 
 2.2.1.16.3 <RiferimentoNumero> importo del contributo 
 2.2.1.16.4 <RiferimentoData> il dato può non essere valorizzato

E’ appena il caso di evidenziare che i suggerimenti sopra formulati possono valere anche per altre tipologie di contributi che hanno una gestione similare a quella del contributo ENASARCO. 

FAQ n. 8 
Sono un avvocato e sono solito inserire nelle mie fatture le spese che ho anticipato e sostenuto in nome e per conto del mio cliente al fine di farmele rimborsare al momento del pagamento della prestazione: come posso riportarle nella fattura elettronica? 
Ai sensi dell’art. 15 del d.P.R. n. 633/72, le spese anticipate in nome e per conto del cliente non concorrono alla formazione della base imponibile e quindi al calcolo dell’IVA, purchè opportunamente documentate. 
Una delle modalità per riportare tali spese nella fattura elettronica può essere quella di inserire un blocco “DatiBeniServizi” riportando l’importo delle spese, la loro descrizione e, al posto dell’aliquota IVA, il codice natura “N1” (“escluse ex art. 15”). 
Un’altra modalità di riportare in fattura le spese può essere quella di utilizzare il blocco “Altri dati gestionali”, ricordandosi poi di aggiungere al valore del totale dell’importo del documento quello delle spese in argomento (si ricorda che il blocco “Altri dati gestionali” è selezionabile nella sezione in cui si inseriscono le descrizioni dei beni/servizi oggetto della cessione/prestazione). 
Si ricorda che, al contrario delle spese effettuate in nome e per conto del cliente, le spese “forfettarie” previste dalla Legge Forense (art. 13 della Legge n. 247/2012) concorrono – insieme ai compensi – sia all’imponibile, e quindi al calcolo dell’IVA, sia al contributo Cassa Forense. Conseguentemente, tali spese potranno formare oggetto di apposito blocco “DatiBeniServizi” con inserimento dell’aliquota IVA della prestazione.

FAQ n. 9 
L’emissione della fattura differita prevede l’indicazione del dettaglio delle operazioni (come previsto dall’articolo 21, comma 4, lett. a), d.P.R. n. 633/72). Nel caso di cessioni di beni, tale adempimento è soddisfatto indicando i riferimenti dei DDT, senza allegare e gli stessi. Al riguardo, la circolare n. 18/E del 24 giugno 2014, nel dettare istruzioni in materia di fatturazione elettronica, ha precisato che nel caso di cessioni di beni, la fattura differita può contenere anche solo l’indicazione della data e del numero del DDT o del documento idoneo avente le caratteristiche di cui al DPR 472/97. Si chiede di conoscere come devono essere conservati i DDT emessi in caso di fattura differita. 
I DDT possono essere conservati in maniera cartacea. Qualora i DDT siano allegati alla fattura elettronica e l’operatore utilizzi il servizio di conservazione gratuita offerto dall’Agenzia delle entrate, tali documenti saranno automaticamente portati in conservazione con la fattura. A tal proposito si ricorda che il singolo file fattura non deve superare la dimensione di 5MB. 
Le medesime considerazioni valgono nel caso di fattura differita emessa in relazione a prestazioni di servizi. Al riguardo, la circolare n. 18/E/2014 ha precisato che può essere utilizzata la documentazione commerciale prodotta e conservata per poter individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti, come ad esempio, un documento attestante l’avvenuto incasso, il contratto, la nota di consegna dei lavori, la lettera d’incarico oppure la relazione professionale. 

FAQ n. 10 
Sono un’agenzia viaggi organizzatrice ed emetto la fattura ai sensi dell’art. 74ter, comma 8, del d.P.R. n. 633/1972: come devo compilare la fattura elettronica? Sono obbligato a richiedere una delega, da inviare all’Agenzia delle entrate, all’agenzia viaggi intermediaria per emettere la fattura per suo conto? 
L’agenzia di viaggi organizzatrice deve compilare la fattura elettronica ordinaria (“Tipo Documento” TD01), evidenziando che la stessa è emessa per conto dell’agenzia viaggi intermediaria (valorizzando i blocchi “Terzo Intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”) ed inserendo – in luogo dell’aliquota IVA – il codice natura 
-  N6 se la fattura riguarda operazioni imponibili; 
-  N3 se la fattura riguarda operazioni non imponibili.

L’emissione di una fattura per conto terzi, disciplinata dall’art. 21 del d.P.R. n. 633/72 non prevede alcuna predisposizione e invio all’Agenzia delle entrate di delega.


FAQ dal nostro Partner per la Fatturazione Elettronica IFIN SISTEMI:

QUALI SONO I FORMATI AMMESSI PER LA FATTURA ELETTRONICA?
In base al provvedimento del 30 aprile 2018 la fattura elettronica è un file in formato XML (eXtensible Markup Language), non contenente macroistruzioni o codici eseguibili tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati, conforme alle specifiche tecniche di cui all’allegato A del provvedimento. A integrazione delle informazioni obbligatorie, il file della fattura consente di inserire facoltativamente ulteriori dati utili alla gestione del ciclo attivo e passivo degli operatori.


LE FATTURE EMESSE DAI MINIMI, FORFETTARI NONCHÉ IN REGIME DI VANTAGGIO, VERSO OPERATORI IVA RESIDENTI E STABILITI NON SONO PIÙ SOGGETTE AD ALCUNA FORMA DI COMUNICAZIONE (SPESOMETRO)?
Il DLgs. n. 127/15 all’articolo 1, comma 3 bis stabilisce l’obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato il cosidetto nuovo spesometro. Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo IVA che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.


COME SI GESTISCE, ALL‘INTERNO DELL’XML DELLA FATTURA B2B, LA CONVERSIONE DELLA VALUTA AI FINI DELL‘EMISSIONE DELLE FATTURE ALL’ESTERO (ES. CONVERSIONE DA STERLINA/DOLLARO A EURO)?

Dal punto di vista tecnico il tracciato del file telematico prevede la possibilità di inserire importi in valute. Nella sezione DatiGeneraliDocumento è presente il campo Divisa da valorizzare con la sigla della valuta utilizzata espressa secondo lo standard ISO 4217 alpha-3:2001 (es.: EUR, USD, GBP, CZK………).
Dal punto di vista normativo, invece, l’art. 13 del DPR 633/72 co. 4, prevede che ai fini della determinazione della base imponibile i corrispettivi dovuti e le spese e gli oneri sostenuti in valuta estera sono computati secondo il cambio del giorno di effettuazione dell’operazione o, in mancanza di tale indicazione nella fattura, del giorno di emissione della fattura. In mancanza, il computo è effettuato sulla base della quotazione del giorno antecedente più prossimo. La conversione in euro, per tutte le operazioni effettuate nell’anno solare, può essere fatta sulla base del tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea. Una possibile soluzione appare, quindi quella di indicare in euro gli importi relativi alla base imponibile e all’imposta, riportando nel campo Descrizione del file XML il tasso di cambio e la conversione degli importi nella valuta diversa dall’euro. Se la fattura ha come controparte un soggetto estero, inoltre, è possibile emettere la fattura in formato elettronico in euro e recapitare la copia analogica con gli importi in valut


I SOGGETTI TENUTI ALL’INVIO DEI DATI AL SISTEMA TESSERA SANITARIA DEVONO EMETTERE LE FATTURE ELETTRONICHE PER LE PRESTAZIONI SANITARIE, RESE NEI CONFRONTI DELLE PERSONE FISICHE, I CUI DATI SONO INVIATI AL SISTEMA TESSERA SANITARIA?

La legge di bilancio per il 2019 ha modificato l’articolo 10-bis del decreto legge 119 del 2018: la norma prevede ora che per l’anno 2019 i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria “non possono emettere fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al  Sistema tessera sanitaria”. Tali soggetti saranno tenuti ad emettere fattura di carta per le prestazioni sanitarie che rientrano nell’ambito di applicazione del Sistema Tessera Sanitaria, indipendentemente se siano trasmesse o meno (es. per effetto della manifestazione di opposizione da parte del paziente/cliente).


NEL COMPILARE LE FATTURE DOVE VANNO INSERITE LE ANTICIPAZIONI, OSSIA LE SPESE ESENTI (SOMME ANTICIPATE PER CONTO DEL CLIENTE) CHE NON VANNO A FORMARE IMPONIBILE, NON SONO SOGGETTE NÉ A IVA NÉ A CASSA NÉ A RITENUTA; QUAL È IL CAMPO DA COMPILARE?

Le somme anticipate in nome e per conto del cliente vanno indicate in fattura nella sezione BODY, DatiBeniServizi, DettaglioLinee, nella medesima modalità con cui sono indicati gli onorari, indicando i riferimenti per l’IVA e la ritenuta d’acconto.


CHE CONTROLLI EFFETTUA IL SISTEMA DI INTERSCAMBIO?
Per ogni fattura elettronica ricevuta, il SdI effettua specifici controlli, come ad esempio:
• le dimensioni del file;
• la compilazione dei campi obbligatori della fattura (come la valorizzazione del campo “partita IVA” o “codice fiscale” fra i dati del cessionario o committente o la presenza del numero progressivo della fattura);
• la validità di alcuni dati (ad esempio, la validità della partita IVA indicata, verificandone la presenza nella banca dati dell’Anagrafe tributaria, sempre che si tratti di una partita IVA italiana);
• la coerenza dei dati riportati (ad esempio la coerenza tra i dati relativi alla base imponibile, all’imposta, all’aliquota e alla natura dell’operazione).
Inoltre, se viene apposta la firma digitale sul documento, il Sistema di interscambio effettuerà il controllo sulla validità del relativo certificato e, in caso di esito negativo, il file verrà scartato.


LE FATTURE ELETTRONICHE B2B DEVONO ESSERE OBBLIGATORIAMENTE FIRMATE?
Il file XML può essere firmato elettronicamente oppure non firmato. La firma digitale, pertanto, non è obbligatoria nella fattura elettronica verso imprese e professionisti (B2b), né nella fatturazione verso i consumatori (B2c). Invece, quando la fattura elettronica è inviata a un’amministrazione pubblica (in questi casi si parla di fattura PA), la firma digitale è sempre obbligatoria.


QUALI SONO I SOGGETTI ESCLUSI DALLA FATTURAZIONE ELETTRONICA?
Sono esclusi dall’obbligo:
• coloro che applicano il regime forfettario (commi 54-89, art. 1, legge 190/2014);
• coloro che applicano il regime di vantaggio (commi 1 e 2, art. 27, decreto legge 98/2011);
• il regime speciale degli agricoltori (articolo 34, comma 6 del Dpr 633/72);
• le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di non residenti, comunitari ed extra comunitari;
• gli operatori sanitari per quanto riguarda le operazioni effettuate nel 2019 tracciate dalla tessera sanitaria (decreto legge 119/2018).
Inoltre, la conversione in legge del DL n.119/2018 ha esentato dall’obbligo anche le associazioni sportive dilettantistiche e  tutti gli enti senza scopo di lucro ETS che hanno esercitato l’opzione al regime forfettario (L. 398/1991) e che nel periodo d’imposta precedente non hanno incassato proventi superiori a 65.000 euro nelle attività commerciali.


COSA COMPORTERÀ L’ENTRATA IN VIGORE DEL DECRETO LEGISLATIVO 148 DEL 2018?
Il decreto attua la direttiva (UE) 2014/55 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014, relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici. Con la sua entrata in vigore ci sarà un’evoluzione dell’attuale sistema di interscambio, sia a livello di amministrazioni centrali sia di quelle locali.


LE AUTOFATTURE EMESSE PER OMAGGI RIENTRANO NELL’OBBLIGO DI FATTURAZIONE ELETTRONICA B2B? SE SÌ, SONO PREVISTI PARTICOLARI DOCUMENTI?
La risposta ci è fornita dall’Agenzia delle Entrate. Sì, le fatture emesse per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.
Pertanto il file xml dovrà riportare il Tipo Documento TD01  e le sezioni Cedente Prestatore e Cessionario Committente valorizzate con i medesimi dati anagrafici del soggetto che emette l’autofattura. L’autofattura viene inviata al SdI dall’emittente e viene ricevuta dallo stesso emittente dato che nel documento viene indicato sia come Cedente Prestatore che come Cessionario Committente. La fattura sarà recapitata all’indirizzo telematico (codice destinatario o pec) del soggetto emittente.


TRA I DATI OBBLIGATORI NELLA FATTURA XML B2B È INCLUSO IL NUMERO DI ORDINE? IL SISTEMA SDI SCARTA LE FATTURE SENZA ORDINE?
Il gruppo di elementi costituenti i Dati Documenti Correlati, costituiti da Dati Ordine Acquisto, Dati Contratto, Dati Convenzione, Dati Ricezione, Dati Fatture Collegato, costituiscono elementi facoltativi. Nella rappresentazione grafica degli elementi dello schema XML, infatti, sono rappresentati in caselle con linea tratteggiata. Gli elementi obbligatori, invece, sono rappresentati con linea continua. Gli elementi facoltativi vanno indicati se presenti e se richiesti dalla controparte per semplificare i propri processi contabili/amministrativi. La mancata compilazione non costituisce motivo di scarto della fattura.


CON L’AVVENTO DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA B2B È PREVISTO UN CAMBIAMENTO NELLE MODALITÀ PER PAGARE IL BOLLO?
Sì, il Ministero delle Economia e delle Finanze con un comunicato del 28 dicembre ha informato che con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.
Il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze per facilitare l’adempimento da parte del contribuente prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.
Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo con addebito su conto corrente bancario o postale. Oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa. Le disposizioni del decreto si applicheranno alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019.


QUALI SONO I PUNTI TOCCATI CON IL NUOVO PROVVEDIMENTO DEL 21 DICEMBRE?
Con il nuovo provvedimento vengono apportate alcune modifiche/integrazioni, tra cui: il concetto legato ai “dati fattura”, con cui si intendono tutti i dati fiscalmente rilevanti ex art. 21 DPR 633/72 (esclusi i dati relativi a natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione) nonché i dati necessari a garantire il processo di fatturazione elettronica attraverso il SdI; la trasmissione ed il recapito della fattura elettronica potranno avvenire tramite il sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo SFTP; per quanto riguarda gli intermediari, viene integrato il paragrafo a loro dedicato nel Provvedimento del 30 aprile 2018, sulla base di quanto stabilito nel Provvedimento del 5 novembre 2018; il servizio di consultazione e acquisizione dei file delle fatture elettroniche emesse/ricevute sarà disponibile nella propria area riservata fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del SdI; a partire dal 3 maggio 2019 saranno disponibili due nuovi servizi: la memorizzazione dei dati dei file delle fatture elettroniche con la possibilità di consultazione per un periodo pari a 30 giorni, e la consultazione ed acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati nel periodo transitorio.


COSA TRATTA IL PROVVEDIMENTO DEL 21 DICEMBRE SCORSO EMANATO DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE?
Con questo provvedimento l’Agenzia recepisce le indicazioni individuate dal tavolo tecnico tra Agenzia delle entrate e Garante per la protezione dei dati personali, per incrementare le misure di sicurezza rispetto a quelle già definite con i due precedenti provvedimenti del 30 aprile 2018 e del 5 novembre 2018.


IL PROVVEDIMENTO DEL 28 DICEMBRE 2018 DELL‘AGENZIA DELL’ENTRATE COSA DEFINISCE NEL PROCESSO DI FATTURAZIONE B2B?
Il provvedimento fornisce le istruzioni per l’emissione della fattura elettronica nel caso di mancato possesso del codice fiscale del cliente. Per le prestazioni di servizi regolate da contratti stipulati prima del 1° gennaio 2005 e nei quali non è riportato il codice fiscale del committente e qualora non sia stato possibile identificarlo, i soggetti passivi IVA tenuti ad emettere le fatture elettroniche devono comunicare all’Agenzia delle Entrate un elenco contenete il proprio numero di partita IVA ed un codice identificativo univoco del rapporto contrattuale con il “committente” di cui non dispongono del codice fiscale. Il codice identificativo univoco non può contenere un numero di caratteri superiore a 28.
La comunicazione dovrà essere firmata digitalmente ed è effettuata mediante messaggio PEC a cui verranno allegati: una dichiarazione, redatta in conformità al facsimile allegato al provvedimento (v. Allegato 1) ed  un file, predisposto secondo le modalità previste dall’allegato 2 del provvedimento, contenente i singoli identificativi univoci.


IL PROVVEDIMENTO DEL 28 DICEMBRE 2018 DELL‘AGENZIA DELL’ENTRATE COSA RIGUARDA?
Nel provvedimento pubblicato, l’Agenzia dà indicazioni per quanto riguarda l’emissione delle fatture elettroniche da parte degli operatori che offrono servizi di pubblica utilità (nel settore delle telecomunicazioni e nella gestione del servizio dei rifiuti solidi urbani ed assimilati ed il servizio di fognatura e depurazione) verso  le persone fisiche residenti in Italia non titolari di partita IVA.


COSA PREVEDE IL DL 119/2018 IN MERITO AI CORRISPETTIVI?
L’art. 17 del Decreto afferma che per i negozianti ed i commercianti al minuto viene introdotto un obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. Questo avvio è stato suddiviso in due fasi:
• dal 1° luglio 2019 per i soggetti Iva con un volume d’affari superiore ad euro 400.000;
• dal 1° gennaio 2020 per tutti i restanti soggetti Iva.

 

NEL CASO IN CUI UN FORNITORE INVIA UNA FATTURA VERSO UNA PARTITA IVA INESISTENTE O CESSATA IL SDI SCARTA QUESTA FATTURA?
La risposta ci è arrivata dall’Agenzia delle Entrate nell’ultimo videoforum.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe Tributaria, il SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del D.P.R. 633/1972.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe Tributaria, il SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’Agenzia delle entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.

 

LE FATTURE CHE ARRIVANO AL DESTINATARIO ERRATO, DEVONO ESSERE REGISTRATE?
Quando una fattura arriva al destinatario è certamente emessa ma bisogna distinguere che si intende per destinatario errato:
• se è sbagliato l’indirizzo telematico a cui è stata recapitata la fattura, ma la partita IVA del cessionario/committente è corretta la fattura può essere correttamente registrata ai sensi degli art. 23 e 25 del D.P.R. n. 633/72 e sia il cedente/prestatore che il cessionario/committente possono vedere le proprie fatture nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi ;
• se è sbagliata la partita IVA del cessionario/committente inserita in fattura, quest’ultimo potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (es. via email, telefono ecc.) senza poter veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale del SdI, entrambe le parti dovranno registrare la fattura elettronica e il cedente/prestatore dovrà emettere una nota di variazione (nota di credito) ex articolo 26 del d.p.r. n. 633/1972 che annulli l’operazione precedente e va riemessa la fattura corretta.

 

LA REGISTRAZIONE DELLE FATTURE COSA PREVEDE (DL 119/2018)?
Sia per le fatture immediate sia per le fatture differite, l’art.12 del DL 119/2018 afferma che entrambe devono essere registrate entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione, ma con riferimento allo stesso mese di effettuazione.

 

FATTURE IMMEDIATE, COSA PREVEDE IL DL 119/2018 DAL 1 LUGLIO 2019?
Con decorrenza dal 1° luglio 2019, l’art.11 del DL. 119/2018 afferma che la fattura potrà essere emessa entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione. In altre parole, è stato previsto un margine massimo di dieci giorni tra il momento di effettuazione dell’operazione e il momento di emissione della fattura.

 

NEL CASO DI FATTURA ACCOMPAGNATORIA È OBBLIGATORIA LA COMPILAZIONE DELLA RELATIVA SEZIONE? IL VETTORE DOVRÀ COMUNQUE VIAGGIARE CON IL DOCUMENTO STAMPATO?
La fattura accompagnatoria svolge la funzione contemporanea di documento di trasporto e di fattura perché contiene tutti i dati obbligatori di entrambi i documenti. Anche il tracciato del file XML prevede, oltre ad una sezione DatiDDT, in cui riportare gli estremi dei documenti di trasporto (autonomi) riepilogati in fattura, anche una sezione DatiTrasporto, in cui riportare tutte le informazioni relative al trasporto direttamente in fattura. La fattura accompagnatoria così compilata dovrà essere stampata per accompagnare la merce e trasmessa in formato XML al SdI.


NELLE PROVVEDIMENTO DEL 30/4/2018 DELL’ADE SI FA RIFERIMENTO SOLO ALLE AUTOFATTURE PER LA REGOLARIZZAZIONE. COSA FARE CON LE AUTOFATTURE PER IL REVERSE CHARGE DI FATTURE PASSIVE EXTRA UE?
Le autofatture emesse a seguito di operazioni di acquisto di servizi da soggetti extra-UE non devono essere inoltrate attraverso il canale telematico, ma continuano ad essere emesse in formato analogico, con numerazione a parte. 


LA NATURA DELL‘OPERAZIONE DEVE ESSERE RIPORTATA NELLA FATTURA ELETTRONICA CHE NON COMPORTA L’APPLICAZIONE DELL’IVA?

La fattura elettronica riguardo cessioni di beni o prestazioni di servizi che non comportano l’applicazione dell’IVA deve contenere al proprio interno l’indicazione della natura dell’operazione. Se manca quest’informazione il Sistema di interscambio procederà allo scarto della fattura.

COME VANNO TRATTATE LE FATTURE DI ACQUISTO DATATE 2018, MA RICEVUTE NEL 2019, NON IN FORMATO XML, MA CARTACEE O VIA EMAIL
La risposta è arrivata dall’Agenzia delle Entrate. L’obbligo di fatturazione elettronica scatta per le fatture emesse dal 1° gennaio 2019. Quindi, il momento da cui parte l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica.


COME FUNZIONA LA TRASMISSIONE EDI VERSO IL CLIENTE CON LA FATTURAZIONE ELETTRONICA?
I flussi EDI possono ancora essere utilizzati per le operazioni di contabilizzazione delle fatture, ma i dati del flusso EDI vanno confrontati con il contenuto delle fatture ricevute in formato XML, che restano l’unico documento fiscalmente rilevante.

 

SE VIENE PREDISPOSTA ED INVIATA AL CLIENTE UNA FATTURA IN FORMA DIVERSA DAL QUELLA DELL’XML COSA SUCCEDE?
In questo caso le modalità sono diverse da quelle previste per il Sistema di interscambio, quindi, come previsto dal provvedimento del 30 aprile 2018, tale fattura si considera non emessa, con conseguenti sanzioni (art. 6 DLgs. 471/1997) a carico del fornitore e con l’impossibilità di detrazione dell’IVA a carico del cliente.

IL PROCESSO DI FATTURAZIONE ELETTRONICA COME INCIDE SULLE FATTURE DIFFERITE?
Nella guida del 27 settembre 2018, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che restano valide le regole che consentono di predisporre la c.d. fattura differite entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, nel rispetto delle disposizioni previste dall’art.21 c.4 lett. a) del DPR 633/72. Da un punto di vista operativo, questa disposizione può consentire all’utente di avere più tempo per predisporre e trasmettere allo SDI la fattura elettronica, fermo restando l’obbligo di rilasciare al cliente – al momento dell’operazione – un documento di trasporto o altro documento equipollente anche su carta.

 

LE OPERAZIONI EFFETTUATE DA E VERSO I SOGGETTI IDENTIFICATI IN ITALIA SONO DA DOCUMENTARE CON FATTURA ELETTRONICA?
Nella circolare 13/E/2018 l’Agenzia afferma che solo i soggetti stabiliti possono essere obbligati ad emettere fattura elettronica. Le operazioni effettuate da soggetti identificati in Italia, a meno che non possa essere provata una stabile organizzazione, non sono soggette all’obbligo di fatturazione elettronica. Le operazioni effettuate verso soggetti identificati (e non stabiliti) possono essere documentate con fattura elettronica, sempre che al soggetto ricevente identificato sia assicurata la possibilità di ottenere copia cartacea della fattura ove ne fosse fatta richiesta. Le operazioni da e verso soggetti comunitari ed extracomunitari non rientrano nell’obbligo di fatturazione elettronica ma costituiscono oggetto di trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati delle relative fatture.


IN CASO DI FATTURA SCARTATA DALLO SDI COME CI SI PUÒ COMPORTARE?
L’Agenzia delle Entrate si è espressa in merito nella circolare 13/E/2018, in particolare ha affermato che nel caso in cui la fattura precedentemente trasmessa sia stata scartata dal Sistema di interscambio, la fattura va inviata nuovamente, entro cinque giorni dalla notifica di scarto, preferibilmente con la medesima data e numero del documento originario.


QUALI SONO LE MODALITÀ DI PAGAMENTO DELLE CESSIONI DI CARBURANTE?
La legge di bilancio 2018 ha previsto che per la deducibilità dei costi di acquisto di carburante e la detraibilità della relativa IVA assolta è necessario l’utilizzo di specifici mezzi di pagamento, quali carte di credito, carte di debito, carte prepagate. Con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 4.4.2018 n. 73203 sono stati individuati gli altri mezzi di pagamento ritenuti idonei ai fini della detrazione dell’IVA relativa all’acquisto di carburanti e lubrificanti:

· assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché vaglia cambiari e postali;
· mezzi di pagamento elettronici previsti dall’art. 5 del DLgs. 7.3.2005 n. 82, secondo le linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale con la determinazione 22.1.2014 n. 8, punto 5, tra cui, ad esempio bonifici bancari o postali; bollettini postali.

 

COS’È IL SERVIZIO DI QR CODE RIFERITO ALLA FATTURAZIONE ELETTRONICA?
E’ un servizio di generazione del QR-Code, previsto dall’Agenzia delle entrate e disponibile sul portale “Fatture e corrispettivi” per agevolare la predisposizione delle
fatture elettroniche. Nel QR-code devono essere memorizzati tutti i dati per il corretto indirizzamento della fattura (dati anagrafici del cliente e indirizzo di spedizione delle fatture). E’ un “biglietto da visita” consistente in un codice a barre bidimensionale che può essere salvato in formato PDF o memorizzato su un dispositivo elettronico, dopo di che mostrato al fornitore su carta oppure tramite smartphone o tablet. Grazie all’utilizzo del QR code il fornitore potrà acquisire in automatico e veloce i dati del cliente, compreso l’indirizzo prescelto per il recapito.

 

LA FATTURA EMESSA VERSO UN CONSUMATORE FINALE, PERSONA FISICA, CON CODICE FISCALE VA FATTA OBBLIGATORIAMENTE IN FORMATO ELETTRONICO O SOLTANTO IN CASO CI SIA RICHIESTA DA PARTE DEL CLIENTE?
Il fornitore è sempre tenuto a trasmettere la fattura in formato XML tramite Sistema di Interscambio, anche per i clienti consumatori finali. Quindi, esiste un obbligo a prescindere dalla richiesta del cliente. Per i clienti consumatori finali è obbligatorio inserire in fattura il codice fiscale (nella sezione delle informazioni anagrafiche) e il codice convenzionale “0000000” (nella stringa in cui deve essere inserito il “codice destinatario”). Oltre alla trasmissione del file XML tramite SDI il fornitore deve consegnare direttamente al cliente consumatore finale una copia informatica o analogica della fattura elettronica, salvo che quest’ultimo non vi rinunci.

 

UNA PA PUÒ FATTURARE AD UN PRIVATO? IN TAL CASO IO PRIVATO COME RICEVO LA FATTURA?
Gli enti appartenenti alla PA emettono fattura quando pongono in essere operazioni, cessioni di beni o prestazioni di servizi, rilevanti ai sensi dell’art. 21 del DPR 633/72. Al pari degli altri soggetti economici, a partire dal 1/01/2019, tali fatture dovranno essere elettroniche ed essere trasmesse tramite SdI esattamente come le fatture emesse dai soggetti privati. Pertanto, se il destinatario è un soggetto IVA riceverà la fattura XML al proprio indirizzo telematico (PEC o canale) mentre se è un consumatore finale troverà la fattura nell’area riservata dell’Agenzia delle entrate.

 

COME FACCIO AD INTEGRARE CON IVA UNA FATTURA SOGGETTA A REVERSE CHARGE?
La circolare 13/E del 2 luglio 2018, nel punto 3.1 afferma che la norma introduttiva dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato gli obblighi di registrazione delle fatture e specifica che in considerazione della natura elettronica della fattura XML ricevuta tramite SdI, ossia un file non modificabile, qualora sia necessario integrare la fattura per assolvere all’imposta col meccanismo del reverse charge, non essendo possibile scrivere tale annotazione direttamente sul file XML, dovrà essere prodotto un altro documento contenente gli estremi della fattura e i dati necessari per l’integrazione (imponibile, imposta, protocollo acquisti e protocollo vendite). Questo documento, se elettronico, andrà conservato digitalmente come allegato della originaria fattura XML.

 

NEL CASO DI RAPPORTI CON L’ESTERO, COME FUNZIONA LA FATTURAZIONE B2B?
Con la legge di bilancio 2018, a partire dal 1/01/2019 è stato introdotto l‘obbligo per le operazioni transfrontaliere di trasmettere mensilmente all’Agenzia delle Entrate i dati rilevanti ditali operazioni, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione.

 

PER LE OPERAZIONI TRANSFRONTALIERE DEVE SEMPRE ESSERE FATTA LA COMUNICAZIONE?
La comunicazione delle operazioni transfrontaliere è facoltativa per tutte le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le regole stabilite per la FatturaB2B. Per le sole fatture emesse, la comunicazione può essere eseguita trasmettendo al SdI l’intera fattura emessa, in un file nel formato stabilito per la FatturaB2B e compilando solo il campo “CodiceDestinatario” il codice convenzionale “XXXXXXX”.

 

LA PROROGA AL 1 GENNAIO 2019 CHI RIGUARDA NELLA FILIERA DEI CARBURANTI?
La Legge di bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di fattura elettronica a partire dal 1/07/2018 per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori. Questo termine è stato prorogato al 1/01/2019 dal DL 79 del 28 giugno 2018, limitatamente alle cessioni di carburanti per motori ad uso autotrazione rese da impianti stradali di distribuzione; questo significa che l’obbligo permane dal 1/07/2018 per la restante filiera delle cessioni di benzina e gasolio (contratti di netting, grossisti, ecc.).

 

IN CHE MODO VIENE RECAPITATA LA FATTURA AL DESTINATARIO?
Dipende da come il destinatario ha deciso di ricevere i file. Dipende dal canale che ha scelto. Se il destinatario ha richiesto un codice destinatario la fattura elettronica verrà trasmessa attraverso il canale che ha registrato presso il sistema di interscambio; altrimenti, se ha scelto di riceverle via PEC, la fattura elettronica, o il lotto di fatture, verranno inviati all’indirizzo PEC indicati.

 

QUAL È IL TERMINE ULTIMO DI TRASMISSIONE AL SDI DELLE FATTURE CHE DOCUMENTANO LE CESSIONI DI CARBURANTE?
Nella circolare 13/E del 2 luglio 2018, l’Agenzia delle Entrate afferma che le disposizioni in tema di fatturazione elettronica, sia su base volontaria che obbligatoria,  fanno ancora riferimento all’ex articolo 21, comma 4, del D.P.R. n. 633 del 1972, ovvero al momento di effettuazione dell’operazione (nel caso in esame, la cessione del carburante) e di esigibilità dell’imposta, secondo la previsione dell’articolo 6 del medesimo D.P.R. Ne deriva che, fatte salve le eccezioni contenute nello stesso articolo 21, c.4 (ad esempio le  fatture c.d. “differite”), l’emissione della fattura dovrà essere contestuale alla cessione del carburante.
La contestualità deve essere valutata alla luce del processo, legislativamente e tecnicamente imposto, per la creazione e trasmissione del documento al SdI.

 

L’OBBLIGO DI FATTURAZIONE ELETTRONICA INTRODOTTO DALLA LEGGE DI BILANCIO 2018 RIGUARDA ANCHE I CARBURANTI IDONEI AD ALIMENTARE MOTORI DI DIVERSA TIPOLOGIA?
Nella circolare 13/E del 2 luglio 2018, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che sono escluse dall’obbligo di fatturazione elettronica le cessioni di benzina e gasolio diversi da quelli destinati all’uso in motori per autotrazione, ossia, diversi da quelli impiegati nei veicoli (di qualunque tipologia) che circolano normalmente su strada (si vedano a titolo esemplificativo, gli articoli 53, 54 e 55 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, c.d. “Codice della strada”). Ad esempio, non sono sottoposti a fatturazione elettronica i rifornimenti di carburante per aeromobili ed imbarcazioni, ma anche quelli per veicoli agricoli di varia tipologia (come i trattori agricoli e forestali).

 

IN MERITO ALLA FILIERA DEI SUBAPPALTI DELLA PA, L’OBBLIGO DI EMISSIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA DOVE TROVA APPLICAZIONE?
Per quanto riguarda le operazioni effettuate nell’ambito dei subappalti pubblici a partire dal 1° luglio 2018, si precisa che l’obbligo di emettere la fattura elettronica trova applicazione esclusivamente per i soli rapporti (appalti e/o altri contratti) “diretti” tra il soggetto titolare del contratto e la pubblica amministrazione, nonché tra il primo e coloro di cui egli si avvale, con esclusione degli ulteriori passaggi successivi.

 

ANCHE LE AUTOFATTURE DEVONO ESSERE VEICOLATE ATTRAVERSO IL SDI?
Sì, per le autofatture valgono le stesse regole di generazione, trasmissione e ricezione  che valgono per le fatture elettroniche. L’autofattura è comunque una fattura, pertanto dovrà essere prodotta in formato XML e veicolata attraverso il Sistema di Interscambio.


LE BOLLE DOGANALI DOVRANNO ESSERE VEICOLATE TRAMITE SISTEMA DI INTERSCAMBIO?
L’art. 1 co. 3-bis della legge di bilancio 2018 indica l’obbligo di comunicazione delle operazioni transfrontaliere dal 1/01/2019 con esclusione dei dati delle bollette doganali ricevute. Quindi, gli scambi commerciali che prevedono la formazione di Bollette Doganali non dovranno essere veicolati attraverso il SdI né sotto forma di fattura né mediante il file dati fattura, questo perché i dati delle transazioni doganali verranno invitati direttamente dall’Agenzia delle Dogane all’Agenzia delle Entrate.


CI SONO SANZIONI IN CASO DI EMISSIONE DI UNA FATTURA PRODOTTA IN FORMATO DIVERSO DALL’XML PREVISTO DALLA NORMATIVA?
La fattura tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che non sia stata emessa in formato elettronico, dalla data di decorrenza di tale obbligo, si intende non emessa. Conseguentemente sono applicabili le sanzioni di cui all’art. 6 del DLgs. 471/97, che variano dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o si applicano in misura fissa, da 250 euro a 2.000 euro, nel caso in cui la violazione non incida sulla corretta liquidazione del tributo.


LE FATTURE ELETTRONICHE VANNO CONSERVATE A NORMA?
Le fatture elettroniche, in quanto documenti nativamente digitali, vanno conservate a norma.
Devono essere conservate quelle veicolate attraverso il Sistema di Interscambio, quindi i file XML firmati digitalmente.
Per conservare a norma le fatture elettroniche bisogna versarle in un sistema di conservazione a norma, secondo quando previsto dal DPCM 3 dicembre 2013 e al DMEF del 17 giugno 2014.


LA DATA DI EMISSIONE E LA DATA DI RICEZIONE DI UNA FATTURA ELETTRONICA COSA SONO?
La data di emissione è la data riportata nella fattura nel modulo Dati Generali dell’XML, è la data del documento, da cui è esigibile l’IVA.
La data di ricezione è la data in cui SDI consegna la fattura al destinatario; nei casi di mancata consegna coincide con la data di messa a disposizione del file nell’area riservata Fatture e Corrispettivi; nel caso in cui il cessionario committente sia un operatore IVA in regime di vantaggio, forfettario o agricolo minimo, il SDI non riuscendo a consegnarla la mette a disposizione nell’area riservata, in questo caso è la data di presa visione del file da parte del cessionario/committente. E’ la data da cui si può detrarre l’IVA.


NEL PROCESSO DI FATTURAZIONE B2B GLI INTERMEDIARI SONO ANCORA PREVISTI?
Sì. Il cedente/prestatore può trasmettere al SdI le fatture elettroniche attraverso un intermediario e il cessionario/committente può ricevere dal SdI le fatture elettroniche attraverso un intermediario, comunicando al cedente/prestatore “l’indirizzo telematico” (codice destinatario o PEC) dell’intermediario stesso, o indicando tale indirizzo nel servizio di registrazione attivato con l’Agenzia delle entrate.


LA FATTURA ELETTRONICA PUÒ ESSERE TRASMESSA SOLO CON LA PEC?
No, la PEC è una delle modalità per trasmetterla, ma non è l’unica.
Nel provvedimento, l’Agenzia delle Entrate descrive idonei anche i servizi informatici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, quali la procedura web e l’app; il web service ed il sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP.


COS’È LA FATTURAZIONE ELETTRONICA B2B?
La fatturazione elettronica B2B è il processo automatizzato di emissione, trasmissione, invio e ricezione di fatture elettroniche, attive e passive, tra privati.
Sarà obbligatorio dal 1 luglio 2018 per le cessioni di benzina e gasolio e per i subappaltatori e i subcontraenti della filiera delle imprese nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o fornitura stipulato con un’amministrazione pubblica. Per tutte le altre operazioni di cessione di beni o prestazioni di servizi, l’obbligo decorre dal 1 gennaio 2019.
La fattura elettronica è un documento informatico, in formato strutturato (XML) conforme alle specifiche tecniche dell’allegato A al provvedimento 89757/2018 del 30 aprile, trasmesso per via telematica al Sistema di Interscambio e da questo recapitato al soggetto ricevente.
Il file da trasmettere al SDI può riferirsi ad una singola fattura o a un lotto di fatture e non deve contenere macroistruzioni o codici eseguibili.


CI SONO RIFERIMENTI NORMATIVI RIGUARDO LA FATTURAZIONE TRA IMPRESE PRIVATE?
Sì. Il Governo ha emanato il D.Lgs n° 127/2015, che introduceva importanti cambiamenti riguardo la fatturazione elettronica tra privati.
In seguito è stata emanata la Legge di Bilancio 2018 (Legge n° 205/2017) che ha modificato l’art. 1 c.3 del DLgs. 05/08/2015 n°127.
Gli obblighi definiti nella legge di bilancio hanno fatto sì che l’Agenzia delle Entrate abbia emanato il 30 aprile 2018 il provvedimento contenente le regole tecniche della fattura B2B e la circolare 8/E riguardante le cessioni di benzina e gasolio per motori.


QUALI SONO I VANTAGGI DELL’ADOZIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA B2B? E LE SANZIONI?
I vantaggi sono numerosi:
• Migliore attuazione dell’intero processo grazie all’eliminazione delle attività a forte contenuto manuale;
• Abbattimento dei tempi di esecuzione dei processi e semplificazione delle attività;
• Tracciamento dell’esito nell’ambito dell’invio della fattura;
• Riduzione dello spazio destinato agli archivi della documentazione fiscale e riduzione dei costi di gestione delle informazioni da scambiare con la controparte (questi risparmi sono stimati superiori ai tre euro a fattura per la sola conservazione sostitutiva e fino a cinquanta euro per l’intero ciclo ordine-pagamento);
• Controlli fiscali semplificati grazie alla conservazione elettronica e all’indicizzazione delle fatture;
• Rimborsi entro 3 mesi successivi alla presentazione della dichiarazione;
• Esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità;
• Accertamenti e controllo fiscali ridotti di 2 anni per chi garantisce la tracciabilità dei pagamenti sopra i 500 euro.
L’Agenzia delle entrate ha confermato che la fattura emessa in forme o modi differenti dalle specifiche tecniche della FatturaB2B si considera omessa e, pertanto, sanzionata a norma dell’art. 6 del D.lgs. 18/12/1997 n. 471.
La fattura si ha per emessa solo se transita per il SdI senza essere scartata.


NOVITÀ SULLA FATTURAZIONE ELETTRONICA B2B?
La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo generalizzato di fattura elettronica per le operazioni poste in essere, a partire dal 1 gennaio 2019, tra soggetti residenti o soggetti esteri che operano in Italia per il tramite di stabili organizzazioni o con identificazione diretta, sia in ambito B2B che B2C, utilizzando il Sistema di interscambio (SDI).
Con il provvedimento del 30 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate ha definito le regole tecniche della fattura B2B (tra cui: il contenuto della fattura; i formati ammessi; gli intermediari previsti e canali di comunicazione con lo SDI).
Inoltre, la legge di bilancio 2018 stabilisce l’obbligo di fatturazione elettronica verso il sistema di interscambio anche per le cessioni di benzina e gasolio per motori a decorrere dal 1 luglio 2018. Per questo motivo insieme al provvedimento, sempre il 30 aprile 2018 l’Agenzia ha emanato anche la circolare 8/E contenente chiarimenti interpretativi sull’ambito oggettivo e soggettivo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica via SDI.


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